Autore: Claudia Vona

 

Come ci spiega Fabiana nel suo articolo sulle criticità dell’interpretazione, la capacità oratoria rappresenta un elemento fondamentale per la resa dell’interprete. Più il discorso dell’oratore è coinvolgente, più ci si sentirà a proprio agio nel tradurlo.

Il lavoro dell’interprete, come potete leggere qui, infatti non è quello di tradurre parola per parola ciò che viene detto, ma quello di trasmettere al pubblico il senso vero e proprio della frase e del concetto che l’oratore esprime, mantenendone l’intenzione e – per quanto possibile – l’intensità.

Ecco perché se il relatore non ha alcuna esperienza o nozione di public speaking, il suo discorso risulterà monotono e dunque noioso o poco coinvolgente per chi lo ascolta ed estremamente difficile da interpretare per chi sta traducendo.

Le regole d’oro del public speaking

Prima di parlare delle caratteristiche dell’oratore ideale, però, vorrei darvi un piccolo accenno delle regole da rispettare quando si parla in pubblico.

Come ci spiega in questo video Chris Anderson, autore di TED Talks: The Official TED Guide to Public Speaking, esistono quattro regole d’oro da seguire.

  • Partendo dal principio che l’obiettivo del discorso è quello di creare un’idea nella testa di chi ascolta, la prima regola è proprio quella di concentrarsi su un’idea alla volta.
    È opportuno infatti esprimere in maniera individuale ogni concetto, in modo che il discorso risulti lineare e facile da seguire per l’ascoltatore.

  • In secondo luogo, l’oratore ha il compito di generare curiosità in chi ascolta, affinché quest’ultimo possa trovare la giusta motivazione per continuare a seguire il discorso.

  • La terza regola, secondo Anderson, è quella di sviluppare la propria idea basandosi su concetti familiari al pubblico, utilizzando immagini e metafore per essere sicuri che tutti vi stiano seguendo.
    A questo proposito emerge anche una questione decisamente importante: è bene provare il discorso più volte, con persone fidate, per verificare se effettivamente tutto scorre come deve o se qualche concetto risulta elaborato in modo troppo complesso.

  • Infine, l’oratore deve essere convinto e consapevole del potenziale che ha la sua idea, e che quindi valga la pena condividerla con gli altri.

 

L’oratore ideale

Come possiamo dedurre dai consigli di Anderson è dunque essenziale che l’oratore presti cura e attenzione non solo ai contenuti, ma anche al proprio modo di parlare e agire di fronte al pubblico.

È necessario fare una precisazione: leggendo pubblico, sicuramente in molti avete pensato al comizio politico, alla lezione universitaria o alla conferenza con minimo 500 partecipanti. 

Certo, ma non solo! Si parla di public speaking anche quando ad ascoltarci sono tre o quattro persone a cui stiamo presentando un progetto, che interagiscono con noi a una riunione aziendale, che assistono a una presentazione o prendono parte a una trattativa.

Prima di affrontare una simultanea, una consecutiva o una trattativa, l’interprete fa un’approfondita ricerca sull’argomento e sul lessico, ma una parte non indifferente del lavoro preliminare è dedicata allo studio del relatore, del suo accento e della sua capacità oratoria.
In questo modo l’interprete sa già cosa aspettarsi.

Esistono delle caratteristiche che rendono il relatore l’oratore perfetto; ed ecco elencate le principali.

Non legge, interpreta il discorso

Quando leggiamo tendiamo ad avere un ritmo più sostenuto, a non fare pause – se non quelle dettate dalla punteggiatura – e a leggere parola dopo parola, a volte senza neanche sollevare lo sguardo dal testo.

Seguire qualcuno che legge senza dare intonazione è estremamente difficile, figuriamoci interpretarlo.
Se si è in simultanea si inizia a parlare così rapidamente che a volte ci si dimentica di respirare; se si è in consecutiva non si ha il tempo materiale di annotare tutto e quindi si chiede alla propria memoria di fare uno sforzo immane, cercando di ricordare il più possibile.

Per questo motivo l’oratore ideale interpreta il discorso, coinvolge il pubblico e ne suscita curiosità. Dà enfasi alle frasi ed esprime concetti che sente propri.

Anche il linguaggio non verbale assume una certa importanza.
L’oratore perfetto stabilisce un contatto visivo con il suo interlocutore, alzando lo sguardo verso il pubblico e ruotando la testa in modo da dare attenzione a tutti.
Gesticola, ma non troppo: se stesse completamente fermo sembrerebbe poco coinvolto nel discorso; al contempo se continuasse a muoversi vivacemente rischierebbe di distrarre chiunque lo stia ascoltando.

 

Finisce le frasi ed esprime un concetto alla volta

“Secondo i risultati dello studio che abbiamo condotto insieme al dott. Bianchi, che tra l’altro si scusa per non essere riuscito a partecipare al nostro incontro, ma – come sapete – abbiamo aperto un nuovo magazzino a Genova e si trova sul posto per supervisionare l’avvio dei lavori”.

Nel discorso a braccio è inevitabile che si aprano digressioni o che non si trovino immediatamente le parole giuste per concludere una frase.
Tuttavia l’interlocutore, ma soprattutto l’interprete, sarà confuso e non riuscirà a seguire il filo logico del discorso, specialmente se si tratta di un’interpretazione simultanea, in cui l’interprete non ha il tempo materiale di riordinare le idee prima della resa.

Per questo è fondamentale il punto successivo.


L’oratore sa che sarà tradotto

Se l’oratore è consapevole del fatto che in fondo alla stanza o nella stanza accanto qualcuno sta traducendo in simultanea il suo discorso o che la persona seduta di fianco all’ospite straniero sta sussurrando la traduzione – o ancora, che la persona di fianco a lui sta prendendo appunti per poi riferire al resto della sala le parole che ha detto – farà sicuramente più attenzione al proprio linguaggio paraverbale: tono, ritmo, velocità. Ovvero come viene espresso il concetto.

Questi piccoli accorgimenti generano un doppio vantaggio: il discorso dell’oratore risulterà più chiaro e lineare per chi lo ascolta in lingua originale e l’interprete potrà dedicare molta più attenzione alla propria resa, perché non dovrà sprecare energie a cercare di capire quando e se la frase sia effettivamente finita.

È opportuno quindi che l’interprete si presenti prima, o che qualcuno lo faccia per lui (il cliente per esempio, qualora l’interprete non avesse contatto diretto con l’oratore).

Per l’interpretazione consecutiva, invece, oratore e interprete dovrebbero sempre accordarsi in anticipo sulle tempistiche: l’interprete sa che l’oratore non può interrompere un concetto proprio mentre sta analizzando un passaggio chiave. L’oratore, dal canto suo, deve sapere che l’interprete non può però sovraccaricare la propria mente memorizzando un discorso di venti minuti.


Utilizza supporti visivi

Se il discorso prevede il riferimento a grafici, immagini, schemi e l’oratore decidesse di proiettarli o di disegnarli su una lavagna, per l’interprete – e quindi anche per il pubblico – sarebbe un ulteriore vantaggio perché oltre al discorso si avrebbe un supporto visivo che renderebbe tutto più chiaro.


Consegna in anticipo il testo o una bozza

Nella migliore delle ipotesi l’oratore consegna il testo del discorso o anche solo una bozza, in modo che l’interprete sappia su cosa verterà l’intervento e possa prepararsi al meglio all’interpretazione attraverso una traduzione a vista (tecnica in cui l’interprete traduce oralmente un testo scritto che vede per la prima volta).

Inoltre, se il discorso prevede delle citazioni, l’interprete avrà il tempo necessario per fare una rapida ricerca e utilizzare nella resa la traduzione ufficiale della citazione in questione.

La capacità oratoria è dunque indispensabile per il relatore che, con piccoli accorgimenti, sarà in grado di suscitare interesse e curiosità nell’interlocutore e riuscirà a tenerne attiva l’attenzione.

In occasione di un evento con ospiti internazionali però, un altro elemento è ancora più importante: la collaborazione e l’intesa tra il relatore e l’interprete.
Un lavoro di squadra e ben organizzato farà sicuramente la differenza.

 

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